Come coltivare la lavanda in giardino e in vaso e quanto rende

Ultimo aggiornamento: 28.09.22

 

Volete coltivare la lavanda per sfruttarne sia le virtù terapeutiche, sia il buon profumo e, non ultimo, l’aspetto decorativo, ma non sapete da dove cominciare? Ecco qualche piccolo consiglio sulla coltivazione di questa pianta aromatica che non può assolutamente mancare in giardino, in terrazzo o sul balcone.

 

Dal momento che la richiesta di lavanda da parte delle industrie cosmetiche, farmaceutiche, alimentari ed erboristiche sta vivendo un periodo di crescita esponenziale in tutto il mondo e considerato che la coltivazione della pianta ben si adatta al clima e alla tipologia di terreno del nostro Paese, vale la pena approfondire l’argomento per capire se il suo utilizzo a scopi ornamentali possa trasformarsi anche in un’attività remunerativa. Ecco tutto quello che c’è da sapere su come coltivare la lavanda in giardino o in vaso e qualche utile informazione per trasformare il proprio hobby in coltivazioni redditizie.

 

Caratteristiche e tipi di lavanda

La lavanda (conosciuta anche come lavanda officinalis) è una pianta suffruticosa perenne, appartenente alla famiglia delle Labiate, che comprende diverse cultivar originarie dei Paesi del Mediterraneo. Esistono anche numerosi ibridi – chiamati lavandini (e non è una battuta!) – ottenuti dall’incrocio tra la L. Angustifolia e la L. Latifolia. Rispetto alle varietà pure, vengono maggiormente impiegati nelle colture redditizie per l’elevato rendimento in oli essenziali, il rapido sviluppo vegetativo e le infiorescenze più grandi. Tra questi, i più coltivati industrialmente per la produzione di essenze profumate sono la Lavandula Intermedia e la lavanda selvatica, un’interessante pianta mellifera che trova largo impiego nel settore apistico per la produzione del miele.

Come accennato, si tratta di un’erbacea perenne che non richiede particolari accorgimenti colturali, soprattutto perché sopporta bene la siccità e si accontenta di poca acqua. I suoi cespugli presentano una struttura fitta e ramificata, pur restando abbastanza ordinati e mantenendosi di modeste dimensioni, sui 60-100 cm di altezza senza le spighe fiorali.

I fiori di lavanda, oltre a essere una delle presenze più comuni nel settore profumiero ed erboristico, vengono spesso utilizzati per scopi ornamentali, mentre la pianta cresce con successo anche in vaso grazie alle dimensioni e allo sviluppo contenuti: questa caratteristica permette di coltivarla in giardino o sul balcone per abbellire il proprio spazio esterno sfruttando l’aspetto decorativo dei cespugli grigio-argentei, la splendida fioritura e – naturalmente – il profumo delle infiorescenze, che mantengono a lungo la fragranza anche se raccolti ed essiccati in piccoli mazzi di lavanda.

Come dicevamo, se ne conoscono diverse specie e tutte caratterizzate dalle stesse proprietà ma con aspetto e portamento differenti. Tra le più facili da coltivare si annovera la lavanda Stecade (Lavandula Stoechas), una varietà spontanea delle coste meridionali dell’Italia che non teme la salsedine, ama il terreno leggermente acido, resiste alla siccità e fiorisce precocemente ad aprile, fino a inizio autunno.

Una piccola curiosità: la produzione della lavanda francese si concentra soprattutto in Provenza, dove la sua fioritura, da fine maggio a inizio luglio, è un evento unico che attira turisti da ogni parte del mondo.

 

Coltivare lavanda: clima, terreno e impianto

Come accennato, la pianta di lavanda è un’erbacea sempreverde molto resistente al caldo e alla siccità, preferendo posizioni ben esposte al sole e abbastanza ventilate. Alcune varietà sopportano bene anche il freddo e si prestano a essere coltivate in tutte le zone della nostra Penisola, dalle regioni tirreniche del Mezzogiorno alle aree collinari del Settentrione, fino a 1.200 metri di altitudine.

Dopo aver scelto il sito di coltivazione con terreno sciolto, calcareo, asciutto e senza ristagni idrici, si esegue il trapianto delle talee di lavanda semilegnose (15-20 cm circa), messe a radicare tra fine autunno e inizio inverno direttamente in piena terra se in zone dal clima mite, altrimenti prima in semenzaio e poi a dimora con l’arrivo della primavera.

Qualora si vogliano impiantare più esemplari, conviene lasciare tra l’uno e l’altro almeno un metro di spazio, mentre se si desidera formare una siepe o un vasto campo di lavanda la distanza si può ridurre a trenta centimetri. A chi si sta affacciando per la prima volta al mondo del giardinaggio fai da te, consigliamo di acquistare le piante di lavanda già formate oppure di riprodurle per talea, poiché la propagazione per seme non è sempre facile.

Se, invece, si vuole partire dai semi di lavanda, è preferibile lasciarli per un paio di mesi in frigorifero in modo da imitare le condizioni climatiche dell’inverno e procedere con la semina in semenzaio a fine febbraio, tenendo presente però che i tempi di germinazione sono piuttosto lunghi.

Per ottenere una talea di lavanda, in primavera o a fine estate si preleva un rametto laterale non fiorifero, lungo 8-10 cm, e si mette a radicare in un vasetto largo almeno otto centimetri con torba, sabbia e terriccio in parti uguali. L’anno successivo si trapianta in un vaso più grande oppure direttamente a dimora prima che arrivi il caldo, avendo premura di mantenere il terreno sempre umido durante le prime fasi di sviluppo della pianta.

Per quanto riguarda la scelta della varietà di lavanda da coltivare, molto dipende dall’altitudine, dal terreno e dai tipi di coltivazione che si vogliono intraprendere. Nelle zone di montagna, per esempio, è preferibile optare per la lavanda Officinale (nota anche come Lavandula Angustifolia), che si rivela più redditizia e particolarmente resistente al freddo, mentre al di sotto dei 700 metri si coltivano con successo gli ibridi meno pregiati ma più produttivi, quali il Lavandino (Lavandula Hybrida) e la lavanda nana, ideale per chi non dispone di un ampio spazio esterno.

A ogni modo, non si segnala alcuna competitività fra le coltivazioni redditizie in collina e quelle di pianura, quindi è possibile coltivare la lavanda in tutta Italia, sia in zone mediterranee sia al Nord.

 

Coltivazione lavanda: operazioni colturali e fabbisogno idrico

Tra gli interventi colturali richiesti ci sono le generose annaffiature, da effettuare subito dopo l’impianto della lavanda in vaso o in pieno campo, e successivamente solo quando il clima risulta molto secco, fornendo alla pianta molta acqua ma non spesso.

È importante anche eseguire una regolare pulizia del terreno dalle infestanti (utilizzando all’occorrenza un buon diserbante biologico per facilitare la rimozione delle erbacce) e una leggera concimazione di supporto ogni anno, all’inizio della stagione vegetativa. Affinché le piantine di lavanda si sviluppino correttamente, è fondamentale potarle una volta l’anno: per favorire l’accestimento, stimolare la fioritura ed evitare che la pianta si vada a lignificare, l’arbusto va tagliato un centimetro al di sopra della vegetazione sviluppatasi l’anno precedente.

Al quarto-quinto anno, ossia quando il cespuglio si sarà completamente formato, sarà necessario potarla a febbraio recidendo i rami verdi sopra il terzo nodo, prestando attenzione a non tagliare anche la parte legnosa perché difficilmente sarà in grado di emettere nuovi getti. Se attentamente accuditi, i cespugli di lavanda possono durare da sei a dieci anni, anche perché non presentano particolari debolezze nei confronti di malattie crittogamiche e parassiti, a meno che non vengano coltivati su terreni umidi e mal drenati.

Quanto rende coltivare la lavanda

Come dicevamo, la lavanda rientra tra le colture più redditizie perché non necessita di interventi colturali costosi, si adatta bene al clima del nostro Paese e da un solo ettaro si possono ottenere fino a quindici chilogrammi di olio essenziale.

Quando si raccoglie la lavanda? In genere, il periodo ideale è in piena estate (tra luglio e agosto), poiché il caldo favorisce la produzione di oli essenziali da parte delle ghiandole secretorie, aumentandone la presenza nelle cellule delle spighe fiorali. Infine, ricordiamo che l’iter burocratico per avviare una coltivazione di lavanda a scopo commerciale coincide con quello previsto dal D.Lgs. 99/2004 per l’apertura delle attività agricole redditizie.

 

 

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