Cos’è l’innesto a spacco, come si fa e quand’è il periodo migliore

Ultimo aggiornamento: 06.10.22

 

L’innesto a spacco è una delle tecniche agronomiche più utilizzate in frutticoltura per aumentare la produzione degli alberi da frutto e migliorarne, al contempo, la resistenza alle avversità climatiche. Scopriamo come e quando si esegue.

 

L’innesto è una pratica agricola molto diffusa e utilizzata in agricoltura sia per le specie ornamentali sia per quelle da frutto. L’obiettivo di questa tecnica è unire due parti di piante per ottenere un esemplare più robusto e resistente rispetto a quello di partenza. Le parti innestate vengono chiamate bionti: una fornisce l’apparato radicale e il tronco (il cosiddetto portainnesto), mentre sull’altra (la marza) si svilupperanno gli organi epigei della pianta, ossia le gemme e i frutti.

Quando l’innesto attecchisce si crea, quindi, una nuova varietà con performance produttive e qualitative migliori rispetto alla pianta madre. Per favorire l’impianto si effettuano delle legature con fili di rafia o nastri specifici, mentre per prevenire lo sviluppo di eventuali malattie causate da parassiti e infiltrazioni d’acqua si coprire il taglio con del mastice per innesti, facilmente reperibile online o in qualsiasi negozio di articoli per il giardinaggio.

Si può effettuare anche per preservare e moltiplicare una varietà che non è possibile riprodurre con altri mezzi (talea o semina), oppure per correggere i danni provocati dagli agenti atmosferici e dalle malattie crittogamiche.

 

I tipi di innesto

In agricoltura esistono diverse tipologie di innesti, ognuna più o meno adatta a specifiche tipologie di piante:

 

L’innesto a gemma per alcuni alberi da frutto e le rose;


 

L’innesto per approssimazione che si effettua principalmente su piante rampicanti e siepi;

 

L’innesto a corona su varietà fruttifere di diverso tipo;

 

 

L’innesto a ponte che si realizza innestando la marza in due punti dell’esemplare ospite;

 

L’innesto a triangolo (o a cavallo), che si esegue inserendo la marza in una cavità triangolare effettuata sul portainnesto;

 

 

L’innesto a spacco, molto diffuso in frutticoltura per le piante a dimora.

 

Tutte le tecniche di innesto hanno l’obiettivo di collegare i tessuti vegetali di due esemplari in modo che i legni si saldino tra loro per favorire gli scambi nutritivi tra l’ospite e il ramo (o la gemma) del donatore, ottenendo così una pianta più resistente, produttiva e con nuove varietà di frutti.

Il momento ideale per innestare una pianta da frutto è quello in cui la linfa circola con maggiore abbondanza (ossia all’inizio della primavera, dopo il riposo vegetativo), a patto però che la specie ricevente sia sana e vigorosa. Nei paragrafi che seguono vi spieghiamo come si esegue la tecnica dell’innesto a spacco, quali sono i benefici di questa pratica agricola e il periodo migliore per effettuarla.

 

Innesti piante da frutto: i vantaggi della tecnica a spacco

L’innesto a spacco è il più utilizzato in agricoltura perché attecchisce facilmente e può essere effettuato su quasi tutte le specie fruttifere, fatta eccezione per il pesco e l’albicocco che potrebbero sviluppare la cosiddetta gommosi, ossia dei marciumi a livello del colletto. Oltre a creare diverse varietà di frutti (o fiori) con proprietà estetiche e organolettiche migliori rispetto alla pianta madre, permette di aumentare la produzione di anno in anno, ottenendo un esemplare più robusto, resistente e longevo.

A dispetto di quanto si possa pensare, gli innesti compatibili sono abbastanza facili da eseguire e offrono buone possibilità di successo anche quando realizzati in approccio fai da te. L’importante è prelevare marze vigorose (che abbiano almeno due-tre gemme apicali) e praticare un taglio netto e preciso nel tronco della pianta innestata, tutte operazioni che passiamo subito a spiegare nel dettaglio.

Come e quando effettuare l’innesto a spacco

In genere, l’innesto a spacco si effettua tra la metà di febbraio e la fine di marzo, preferibilmente quando la luna è calante o nella stessa fase lunare in cui viene prelevata la marza. Per effettuare questi innesti sulle piante da frutto si preleva dall’esemplare donatore un ramo robusto, con almeno due gemme e opportunamente privato delle foglie, recidendolo alla base con un taglio netto e leggermente trasversale.  

Con l’aiuto di un apposito coltello da innesto si sagoma la base della marza per farla combaciare con lo spacco effettuato sul tronco dell’esemplare ricevente, facendo attenzione che la corteccia dei due elementi coincida perfettamente.

A questo punto, si inserisce la porzione di ramo staccata dal donatore nel portainnesto, aiutandosi con una spatola per distanziare la corteccia e far penetrare l’estremità della marza nella fenditura.

Per fare in modo che i tessuti dei due bionti si trovino a stretto contatto tra loro, si effettuano delle legature con dei fili di rafia o del nastro isolante e si applica del mastice sulle zone scoperte dei tagli per prevenire le infiltrazioni d’acqua e l’attacco di insetti e parassiti portatori di malattie.

 

Le tecniche di innesto a spacco

In agricoltura esistono diverse tipologie di innesto a spacco che possono dare ottimi risultati a seconda dell’albero da frutto che si vuole coltivare. Tra i più diffusi si segnalano quelli a spacco comune, a spacco pieno, a spacco laterale e all’inglese.

La tecnica più utilizzata per l’innesto dell’olivo e delle viti è quella a spacco comune, che si effettua praticando un taglio di circa 5/6 cm sul fusto della pianta ricevente in cui andrà inserita una marza lunga almeno una decina di centimetri, mentre negli innesti all’inglese (o a linguetta) sia il ramo con le gemme sia il portainnesto vengono tagliati in maniera obliqua.

In entrambi i casi è fondamentale che i tessuti vegetali dei bionti combacino alla perfezione tra loro e si potranno effettuare anche delle incisioni aggiuntive per favorire la continuità nell’innesto.

Nella tecnica a spacco laterale, invece, si pratica una fessura ai lati del portainnesto dove verrà inserita una marza con la parte finale sagomata a forma di cuneo, mentre quella a spacco pieno si effettua legando tra loro un nesto e un portainnesto delle stesse dimensioni e tagliati sollevando anche la corteccia in modo da consentire un facile incastro tra i due elementi.

Vi ricordiamo, infine, che qualunque tipologia di innesto si scelga è fondamentale proteggere le parti più deboli della pianta attraverso le legature, prestando però attenzione che non si creino delle strozzature sulla zona di inserzione quando i tessuti vegetali risultano ancora teneri.

Dopo l’attecchimento dovrete inoltre eliminare le parti del portainnesto che si trovano sopra il punto di congiunzione, magari lasciandone un piccolo moncone (il cosiddetto garretto) per sostenere i nuovi germogli nel loro sviluppo.

 

 

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