Le 3 Migliori Pellettatrici Del 2022

Ultimo aggiornamento: 06.10.22

 

Pellettatrici – Guida agli acquisti, Opinioni e Comparazioni

 

Se fino a ieri sembrava una cosa impossibile, se non addirittura impensabile, oggi produrre il pellet in casa è diventata una realtà concreta, pratica e veloce. Basta acquistare una buona pellettizzatrice, scegliere il materiale più efficiente dal punto di vista termico e il gioco è fatto! Tra i migliori modelli disponibili sul mercato, spicca in particolare la Ceccato Olindo Magic Trifase, una pellettatrice professionale costruita con materiali ad alta resistenza per garantire la massima durata ed efficienza lavorativa. Decisamente più economica, ma non per questo meno performante, la TX Pellet Press rappresenta un buon investimento per chi desidera una macchina performante e versatile, da utilizzare anche per la realizzazione di mangimi e fertilizzanti organici.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Le 3 migliori pellettatrici – Classifica 2022

 

Qui di seguito abbiamo stilato una classifica che confronta prezzi, vantaggi e svantaggi delle tre migliori pellettatrici del 2022, scelte dal nostro team di esperti dopo un’attenta comparazione dei modelli più venduti online. Al termine di ogni recensione trovate un link che vi suggerisce dove acquistare l’articolo di vostro interesse al prezzo più conveniente.

 

1. Ceccato Olindo Pellettatrice Magic Monofase 3 Hp

 

Oltre a essere la migliore marca made in Italy nel settore delle macchine agricole, forestali e da giardinaggio, negli ultimi anni l’azienda italiana Ceccato Olindo si è particolarmente distinta anche nel campo della pellettizzazione grazie alla ventennale esperienza e competenza in materia.

A confermarlo è proprio la sua pellettatrice professionale Magic trifase che apre i nostri consigli d’acquisto, una macchina di ultima generazione disponibile nelle versioni da 3, 5,5 e 7,5 HP a seconda delle esigenze e della destinazione d’uso.

Nel caso del modello da 3 HP qui recensito la produzione oraria oscilla tra i 20 e i 35 kg, permettendo di riciclare in maniera estremamente redditizia il cippato proveniente da scarti di potature o da qualsiasi altra tipologia di legno.

Nonostante le dimensioni generose e il peso di quasi 150 kg si sposta abbastanza agevolmente grazie alla dotazione di un pratico manico in plastica montato sul telaio e quattro ruote girevoli in gomma, di cui due con bloccaggio di sicurezza per evitare che la macchina si muova durante l’uso.

 

Pro

Intuitiva e funzionale: Per chi si accosta per la prima volta al mondo della pellettizzazione, questa pellettatrice professionale potrebbe costituire un ottimo inizio perché molto pratica da usare grazie ai comandi facilmente gestibili tramite la pulsantiera frontale.

Resa: Può produrre fino a 35 kg di pellet all’ora ed è provvista di un’ampia tramoggia di carico che permette di versare il cippato senza dover ricorrere ad attrezzi e utensili per spingerlo fino ai rulli pressori.

Spostamenti: Nonostante le dimensioni generose si rivela facile da spostare grazie alla maniglia laterale e alle quattro ruote poste alla base.

 

Contro

Ingombrante: L’ingombro della macchina è notevole e richiede la disponibilità di un ampio spazio di rimessaggio.

 

 

 

 

 

2. TX® Pellet Press 110V/60HZ

 

Con una resa oraria tra i 40 e i 60 kg/h, la TX Pellet Press si conferma un’ottima pellettatrice domestica per chi vuole produrre il pellet in autonomia a partire dagli scarti vegetali derivanti da potature, tagli di siepi e sfalci d’erba, riducendo al minimo i costi del riscaldamento domestico.

Proposta a prezzi bassi rispetto ai modelli professionali utilizzati in ambito industriale, dispone di un efficiente motore elettrico capace di sviluppare 3.000 W di potenza a 400 giri/min, mantenendo alte le prestazioni anche in caso di utilizzi intensivi.

Oltre alla produzione di pellet per gli impianti di riscaldamento, può essere impiegata anche per la realizzazione di mangimi e fertilizzanti organici, rivelandosi pratica da usare e regolare grazie all’ampia tramoggia di carico e ai rulli intercambiabili che permettono di produrre cilindri dal diametro compreso tra 2 e 6 mm.

La struttura in acciaio al cromo manganese assicura una lunga durata nel tempo e un’elevata resistenza all’uso, potendo fare affidamento su un pratico scivolo di espulsione in lamiera d’acciaio zincata che permette di stoccare il combustibile prodotto direttamente nei sacchi o in altri contenitori.

 

Pro

Versatile: Una pellettatrice domestica pratica e funzionale che può essere utilizzata per la produzione di pellet per il riscaldamento, mangimi per piccoli animali domestici e fertilizzanti per la cura dell’orto o del giardino.

Efficiente: Monta un motore elettrico che eroga una potenza di 3.000 watt a 400 giri/min, garantendo una produzione oraria di pellet tra i 40 e i 60 kg.

Pratica: È dotata di una camera di macinazione costruita in acciaio al cromo manganese, trattato con tempra ad alta temperatura, capace di lavorare anche biomasse legnose molto dure e compatte.

 

Contro

Pressatura: Dal momento che la temperatura massima di servizio non supera gli 80°C, non sempre si ottiene una perfetta compattazione del materiale da pellettizzare, specialmente quando si utilizzano scarti di legno a basso contenuto di resina.

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3. GeoTech Pellettatrice a Trattore TW PM150

 

A chi è alla ricerca di una buona pellettatrice a trattore che assicuri una lunga autonomia di lavoro e ottime prestazioni in termini di efficienza e resa produttiva, consigliamo il modello GeoTech TW PM150, dotato di una trafila piana rotante dal diametro di 150 mm, concepita e disegnata per la lavorazione anche dei materiali legnosi più duri e compatti.

Il movimento dei rulli pressori è alimentato direttamente dalla presa di forza del trattore e può sopportare fino a 15 HP di potenza, garantendo una produzione oraria che si aggira tra i 30 e i 60 kg/h.

Oltre al cippato di potatura e legno vergine, permette di riciclare anche gli scarti di falegnamerie e segherie dalla granulometria compresa tra 1 e 4 mm per produrre un biocombustibile dall’elevato potere calorifico.

Il carico del materiale da pellettizzare avviene tramite una tramoggia a imbuto munita di griglia a rete per impedire l’ingresso di corpi estranei che potrebbero danneggiare la macchina, mentre il pratico scivolo di espulsione forato separa il pellet prodotto da eventuale segatura residua per renderlo subito pronto all’uso.

 

Pro

Efficiente: La pellettatrice GeoTech TW PM150 si alimenta direttamente dalla presa di forza del trattore ed è dotata di una trafila piana rotante costruita in solido acciaio inossidabile capace di lavorare anche biomasse legnose molto dure e compatte.

Compatibilità: L’attacco standard 1″3/8 e le dimensioni compatte della struttura permettono di agganciare il macchinario alla maggior parte dei veicoli agricoli muniti di giunto cardanico.

Qualità dei materiali: Secondo i pareri degli acquirenti, il telaio in acciaio smaltato si è rivelato particolarmente solido e resistente per sopportare senza problemi anche le sollecitazioni più intense.

 

Contro

Rumorosa: Il modello vanta eccellenti prestazioni e un’ottima qualità costruttiva a fronte, però, di una rumorosità non proprio contenuta.

Costosa: Si colloca in una fascia di mercato piuttosto alta che non la rende accessibile a tutte le tasche.

 

 

 

 

 

Guida per comprare una pellettatrice

 

La diffusione sempre maggiore di caldaie, termocamini e stufe a pellet ha determinato un forte incremento dei consumi annui nazionali di questo biocombustibile, che negli ultimi tempi ha superato il milione e mezzo di tonnellate.

Scegliere di utilizzare il pellet fatto in casa, anziché comprarlo online o nei negozi fisici, è sicuramente una soluzione più pratica e soprattutto economica, anche se è comunque necessario prendere in considerazione una serie di spese iniziali, come quella necessaria per l’acquisto di una macchina pellettizzatrice che – come vedremo tra poco – è un elemento fondamentale per l’autoproduzione del pellet.

In questa guida all’acquisto cercheremo di fare chiarezza su come scegliere un buona pellettatrice tra le numerose offerte disponibili sul mercato, in modo che possiate individuare il modello più adatto alle vostre esigenze e possibilità di spesa.

Alimentazione e potenza

Appurato che il pellet fai-da-te è senza dubbio il metodo più economico ed efficiente per produrre un biocombustibile ecologico e ad alto potere calorifico, il primo passo per realizzarlo in casa è procurarsi una pellettatrice che, attraverso la compressione e la trafilatura del cippato, comprime e lega la materia prima grezza, dandogli la canonica forma a cilindretto.

A tal proposito, il primo aspetto da considerare per capire quale pellettatrice comprare è il tipo di alimentazione, da valutare in base alla destinazione d’uso del macchinario.

Per gli utilizzi domestici conviene optare per un modello dotato di motore elettrico, che è solitamente più leggero, pratico da usare e caratterizzato da costi di gestione più bassi rispetto alle pellettatrici a scoppio o con presa di forza a trattore.

A prescindere dalla tipologia scelta, è importante che il motore del macchinario abbia una potenza tale da permettere al cippato di raggiungere una temperatura di almeno 100°C, indispensabile per produrre un combustibile di buona qualità e in grande quantità.

In genere, le pellettatrici domestiche più economiche hanno un motore monofase dalla potenza massima di 3 HP che garantisce una produzione oraria di pellet tra i 20 e i 60 kg, valori che aumentano notevolmente per i modelli con motore elettrico trifase.

 

La resa oraria

Dal momento che l’investimento necessario per l’acquisto della migliore pellettatrice progettata per l’autoconsumo di pellet è tutt’altro che economico, vale davvero la pena acquistarne una per produrre il biocombustibile in casa?

La risposta dipende da quanto uso di pellet si fa e dalla disponibilità di biomasse legnose (segatura, trucioli di legno vergine e cippato) da utilizzare per l’autoproduzione del combustibile.

Partendo da questi due presupposti, più il consumo di pellet è alto, più vi servirà una pellettatrice performante in termini di potenza e resa produttiva.

D’altro canto, acquistare un modello molto potente e costoso per coprire un consumo medio giornaliero di circa 15-20 kg, significherebbe spendere più del necessario per poi sfruttarne le capacità solo in parte.

Facciamo un esempio: se la vostra stufa a pellet brucia un sacco da 15 kg per riscaldare l’abitazione 10-12 ore al giorno, conviene acquistare una pellettatrice con un motore monofase capace di produrre tra i 20 e i 60 kg/h a fronte di un investimento iniziale più contenuto.

Se, invece, avete una casa abbastanza grande e molti scarti di origine legnosa da riciclare (come sfalci d’erba e residui di potature), potete optare per una macchina trifase con resa oraria di 80-90 kg/h, oppure per una pellettizzatrice professionale progettata per grosse produzioni di pellet, fino a 150 kg/h.

Le pellettatrici professioni

Come già accennato in precedenza, chi ha la necessità di produrre quantità importanti di pellet dovrebbe optare per una pellettatrice professionale capace di garantire prestazioni elevate anche in caso di utilizzi prolungati.

Anche in questo caso, il primo aspetto da considerare al momento dell’acquisto è il tipo di motore, che può essere a scoppio o con presa di forza a trattore.

I modelli con motore a scoppio sono alimentati a benzina e, in genere, sviluppano una potenza di 7 HP che permette di produrre fino a 90 kg/h di pellet, anche in luoghi privi di corrente elettrica.

Inoltre, grazie alla possibilità di cambiare la trafila, si potranno ottenere cilindretti con diverso diametro (da 4, 6 e 8 mm), a seconda delle esigenze.

Infine, chi ha un’azienda agricola o dispone di molti scarti di origine legnosa (sfalci di vite, residui di potature, cippato e così via) potrebbe optare per una pellettatrice a trattore, che permetta di realizzare il pellet sfruttando il basso regime di rotazione fornito dal mezzo agricolo, senza richiedere l’utilizzo né di carburante né di corrente elettrica.

Per funzionare, infatti, questi modelli vanno semplicemente agganciati alla presa di forza del trattore tramite un attacco cardano, garantendo una produzione oraria indicativa che si aggira tra i 120 e i 150 kg/h.

 

 

 

Come utilizzare una pellettatrice

 

Se non avete mai utilizzato una macchina pellettatrice prima d’ora, qui di seguito vi spieghiamo come produrre il pellet in casa e altri aspetti chiave che vi permetteranno di sfruttare al meglio le potenzialità del vostro nuovo investimento.

Cosa inserire nella pellettatrice domestica

Partiamo subito col dire che il buon funzionamento della macchina dipende, non solo dalle sue caratteristiche tecniche e dalla potenza del motore, ma anche dal materiale che viene inserito nella trafila, da cui dipenderà la qualità del pellet prodotto.

A prescindere dalla professionalità del dispositivo, se le materie prime impiegate sono scadenti o caratterizzate da un elevato livello di umidità, il risultato finale sarà sempre pessimo.

Contrariamente alle convinzioni comuni, la segatura fine (come quella prodotta dalle fresatrici) non è adatta, così come i trucioli spessi o dalle dimensioni irregolari.

Al bando anche il legno proveniente da vecchi mobili e demolizioni edili perché trattato con diverse sostanze chimiche (vernici, impregnanti e via dicendo) che renderebbero il pellet inutilizzabile o addirittura tossico.

Per produrre un biocombustibile di buona qualità l’ideale sarebbe, quindi, usare solo materie prime di origine lignea o a base di cellulosa prive di qualsiasi contaminazione, come il cippato di potature o di legno vergine.

 

L’essiccazione

Prima di inserire il materiale ligno-cellulosico nella nostra pellettatrice a scoppio o elettrica, è necessario sottoporlo a un processo di essiccazione per abbassare il tasso di umidità al 10-12% e ottenere un pellet dalla buona resa calorica.

Per far asciugare il cippato basta lasciarlo all’aperto per un paio di giorni, durante delle belle giornate di sole.

Per misurare il grado di umidità della biomassa da pellettizzare possiamo utilizzare un buon igrometro, procedendo con la produzione del pellet nel momento in cui lo strumento indicherà un valore compreso tra 10 e 14%, indispensabile per ottenere un combustibile dalle caratteristiche soddisfacenti.

Infine, se si utilizzano scarti di legno a basso contenuto di resina (come la betulla, il faggio, la quercia, il pioppo e il leccio), sarà necessario aggiungere anche un legante per ottenere una perfetta compattazione del combustibile e aumentare, al contempo, la produttività oraria del macchinario.

Oltre al mais e alla sansa dell’olio, si può utilizzare anche un collante specifico per la produzione del pellet, da aggiungere in percentuale tra lo 0,5 e il 2% a seconda del tipo di materiale utilizzato.

Come conservare il pellet prodotto

Prima di mettere in funzione la pellettatrice e iniziare a produrre il pellet è importante pulire con cura il materiale da pellettizzare per evitare che sassi ed eventuali residui di terreno provochino un’usura precoce o un malfunzionamento della macchina.

Bene, ora che finalmente abbiamo tutto, non ci rimane altro da fare che accendere il macchinario e creare il nostro biocombustibile. Non allarmatevi se i primi dieci minuti il dispositivo non produrrà nulla o emetterà strani rumori, perché si sta semplicemente riscaldando per avviare la trasformazione dei residui di legno in pellet.

Per ridurre il rumore e non sprecare il cippato (durante i primi minuti la macchina non produce nulla di buono!) vi consigliamo di mischiare la biomassa iniziale con della segatura che si interponga tra i rulli e la trafila.

Infine, per massimizzare ulteriormente la resa del pellet prodotto, occorre prestare attenzione anche alla sua successiva conservazione. Si raccomanda, infatti, di riporre il materiale all’interno di sacchi di plastica sigillati, da conservare in un ambiente secco, ventilato e ben riparato per evitare il rigonfiamento o la sfaldatura dei cilindretti, con conseguente riduzione del loro potere calorifico.

 

 

 

Domande Frequenti

 

Pellettatrice come funziona?

A dispetto di quanto si possa immaginare, il funzionamento delle pellettatrici è abbastanza semplice: si parte dal motore, che scalda il materiale legnoso e lo spinge attraverso dei fori dalla forma conica, inseriti in una trafila.

Durante il processo di cottura, le molecole di cellulosa presenti nel legno rilasciano la lignina che fungerà da collante per compattare e mantenere integri i cilindri di pellet. A questo punto, il materiale viene pressato e spinto verso la trafila per essere tagliato a misura da una lama affilata.

Come costruire una pellettatrice fai da te?

Se dovete produrre una quantità elevata di biocombustibile sarà necessario utilizzare una pellettatrice, ma se il quantitativo che vi occorre non è eccessivo potrete produrre il pellet in modo facile e veloce, senza l’utilizzo di macchinari complessi.

Per prima cosa procurarvi una buona quantità di trucioli ricavati da legno vergine, bagnateli leggermente con un nebulizzatore riempito d’acqua e inseriteli all’interno di un pistone aperto di piccole dimensioni o qualsiasi altro stampo cilindrico a vostra disposizione.

Con la parte che chiude il pistone cominciate a pressare il materiale, aiutandovi con un martello per compattare i trucioli il più possibile; quindi, svitate la parte posteriore dello stantuffo ed estraete il cilindro di combustibile con molta delicatezza. Terminato il lavoro, lasciate asciugare il pellet al sole per un paio di giorni prima di utilizzarlo.

 

Per produrre il pellet bisogna aggiungere colle o agglutinanti?

In genere, durante la lavorazione del cippato è esclusivamente la pressione esercitata dalla pressa pellettizzatrice a generare la forza e il calore necessari a fondere e modellare i cilindretti di pellet.

Tuttavia, qualora si utilizzino scarti di legno a basso contenuto di resina (tipo betulla, faggio e quercia), sarà necessario aggiungere anche un legante specifico per ottenere una perfetta compattazione del materiale e incrementare, al contempo, l’efficienza produttiva del macchinario.

 

Oltre alla pellettatrice, servono altri macchinari per la produzione del pellet?

Dal momento che questi macchinari lavorano principalmente con materiali dalla granulometria molto fine, per ottenere un pellet compatto e di buona qualità è necessario utilizzare un cippato che abbia dimensioni non superiori ai 10 mm.

Per questo motivo è consigliabile dotarsi anche di un biotrituratore (elettrico, a scoppio o a trattore) provvisto di un setaccio da 8 mm in grado di produrre una biomassa della giusta grandezza.

 

Esiste una quantità minima per la produzione di pellet?

In linea teorica non ci sono limiti quantitativi legati alla produzione del pellet con una pellettatrice, per cui si potrà produrre il combustibile anche utilizzando una piccola quantità di materiale di recupero, cosa che invece non conviene quando l’intenzione è quella di intraprendere un’attività remunerativa che giustifichi l’impiego di tempo e risorse con un ritorno economico.

 

 

 

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