Coltivare il luppolo per fare la birra (e non solo)

Ultimo aggiornamento: 06.10.22

 

Oltre a essere uno degli ingredienti fondamentali per la preparazione della birra, il luppolo trova largo impiego sia in cucina sia in campo erboristico grazie ai numerosi principi attivi contenuti negli acheni. Scopriamo come coltivare questa pianta rampicante perenne, che non richiede particolari attenzioni né competenze da “pollice verde”.

 

Molti lo conoscono come uno degli aromi principali per la produzione della birra, ma in realtà il luppolo è un arbusto officinale che viene spesso utilizzato nella realizzazione di tisane e decotti per combattere i dolori reumatici o l’insonnia. Oltre che per le numerose virtù terapeutiche, si può coltivare la pianta del luppolo anche a scopo ornamentale per via dei suoi fiori, riuniti in pannocchie ascellari o brevi spighette dette “coni”, che regalano splendide fioriture durante tutto il periodo estivo.

Essendo un’aromatica tipica del centro-nord Europa che ben si adatta al clima e alla tipologia di terreno del nostro Paese (soprattutto nelle zone settentrionali), è possibile coltivarla con successo nel proprio giardino o sul balcone, a patto però di conoscere le fasi principali della coltivazione del luppolo e le operazioni colturali necessarie per il suo corretto sviluppo.

Che pianta è il luppolo?

Il luppolo è una pianta rampicante perenne caratterizzata da un rizoma stolonifero da dove partono i fusti angolosi, ricoperti di peli ruvidi e capaci di raggiungere una lunghezza massima di ben cinque metri. Per ottenere il luppolo per la birra generalmente vengono coltivate solo le piante femminili, le cui ghiandole resinose presentano un aroma molto intenso e un sapore piacevolmente amaro. I germogli e i coni ricchi di granelli gialli si raccolgono quando il fusto comincia a ingiallire, ma bisogna prestare attenzione alle spighette fresche che, a contatto con la pelle, possono provocare fastidiose irritazioni cutanee.

Grazie alla crescita esponenziale del settore brassicolo artigianale italiano, la coltivazione del luppolo in Italia sta vivendo un periodo di forte espansione soprattutto nell’ambito dell’agricoltura da reddito. Non a caso, molte aziende agricole nostrane hanno già compreso il valore di questa scelta e negli ultimi dieci anni le piantagioni di luppolo sono aumentate del 50%. Non solo, dal momento che l’Italia importa ancora il 70% del fabbisogno nazionale, si può addirittura pensare di realizzare un luppoleto biologico nel proprio orto per rifornire i birrifici locali che prestano attenzione alla qualità e alla provenienza delle materie prime.

Sì, perché a dispetto di quanto si possa pensare, coltivare il luppolo è piuttosto semplice e alla portata di tutti, visto che non richiede competenze specifiche né particolari doti da giardiniere. Si tratta, infatti, una specie molto rustica che in natura cresce spontanea dal mare alla montagna soprattutto nelle zone del Nord Italia, dove si rinviene facilmente lungo le siepi, i sentieri e nelle radure dei boschi.

La varietà più comune è il luppolo selvatico, i cui germogli vengono chiamati in modo diverso a seconda della regione di provenienza (tavarini, luartis, luperi, vidisone, vartis e così via), mentre in giardino o sul terrazzo si preferiscono le specie rampicanti Aureus, con foglie di colore verde chiaro dal maggiore interesse ornamentale, e la variante affine Humulus Japonicus, che viene coltivata come annuale, raggiungendo in breve tempo grandi dimensioni su una parete soleggiata ma senza le tipiche infiorescenze con glandole resinifere.

Tra le numerose cultivar della pianta troviamo anche il luppolo Cascade, uno dei più utilizzati dai birrifici artigianali americani, e il luppolo Saaz, originario della Repubblica Ceca e dal caratteristico profilo organolettico che lo rende una delle varietà più popolari e replicate al mondo.

 

Coltivazione luppolo: dal trapianto alla fioritura

Come già anticipato, il luppolo è una pianta facile da coltivare e che ben si adatta al clima della nostra Penisola, ma più che alla semina è preferibile ricorrere alla riproduzione per talea di fusto o tramite pollone, prelevati al momento della potatura autunnale. L’impianto va effettuato in piena terra nel periodo primaverile, lasciando almeno due metri di distanza tra un esemplare e l’altro. Già a partire dalle prime fasi di sviluppo è fondamentale fornire alla pianta di luppolo un idoneo sostegno per favorirne la crescita in altezza, realizzando strutture reticolari alte almeno tre o quattro metri.

Quanto al sito di coltivazione, si raccomanda di scegliere un terreno fresco, sciolto e preferibilmente calcareo con il 40% di argilla per impedire la formazione di ristagni idrici. Pur richiedendo una buona esposizione solare, questo rampicante non sopporta i climi troppo caldi e soffre molto la siccità, per cui è fondamentale mantenere il terreno sempre umido ma ben drenato.

Inoltre, dal momento che i luppoli sono una coltivazione tipica dell’Europa Settentrionale, hanno bisogno anche del freddo invernale per entrare in riposo vegetativo e assicurare una buona fruttificazione in estate, tenendo presente però che talvolta occorre aspettare quattro-cinque anni prima di riuscire a vederli fiorire.

Oltre ai già citati sostegni, prima dell’inverno è importante potare le piante di luppolo alla base ed effettuare una rincalzatura con la zappa rimuovendo il terreno dalle interfile e addossandolo alla base degli arbusti per proteggerli dal freddo e dalle gelate invernali. Occorre anche pulire regolarmente la parte inferiore dei tronchi dalle foglie secche e dai fusti in eccesso, mentre per ottenere una produzione soddisfacente ogni anno si raccomanda di somministrare un concime a lenta cessione a base di azoto all’inizio della ripresa vegetativa.

 

La raccolta del luppolo

Dopo lo spuntare dei fiori di luppolo in primavera, la pianta dovrebbe essere pronta per la raccolta tra la fine di agosto e tutto il mese di settembre: i coni maturi devono presentare una tonalità verde chiara tendente al bruno all’apice e risultare ruvidi e ben asciutti al tatto.

Per produrre la birra è necessario essiccare le infiorescenze femminili subito dopo la raccolta, riponendole in un luogo secco e asciutto, ma non direttamente esposto al sole. Inoltre, è possibile conservare i coni sia congelandoli dopo l’essiccazione sia mettendoli sottovuoto o in un barattolo di vetro, nel qual caso bisognerà tenere il contenitore al riparo dalla luce e dall’umidità per preservare l’aroma più lungo.

Luppolo: proprietà e utilizzi

Sia i luppoli selvatici sia le varietà coltivate a scopi produttivi sono particolarmente ricche di principi attivi (tra cui il luppolino, l’inulina, gli oli essenziali e un alcaloide narcotico) che si prestano a essere utilizzati a vario scopo. In campo erboristico, il fitocomplesso estratto dalla pianta viene spesso sfruttato come sedativo in caso di insonnia, stress e nervosismo, mentre per uso topico si impiega l’infuso concentrato in impacchi per contrastare i dolori reumatici e l’artrite.

Sebbene il maggiore utilizzo alimentare dell’aromatica sia inerente alla produzione della birra, alla quale il decotto degli acheni viene aggiunto per conferirle il caratteristico sapore amaro, per favorirne la chiarificazione e impedirne l’acidificazione, i giovani e teneri germogli di luppolo raccolti in primavera vengono spesso usati come verdura, lessati e aggiunti a risotti e frittate come gli asparagi o semplicemente conditi con olio e sale.

 

 

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