Farfalla cavolaia: i rimedi naturali per eliminare le infestazioni e le larve

Ultimo aggiornamento: 06.10.22

 

Come il nome suggerisce, la farfalla cavolaia è un lepidottero particolarmente ghiotto di cavoli, broccoli e verze. Vediamo come difendere le piante del nostro orto da questo insetto con repellenti naturali fatti in casa e metodi consentiti in agricoltura biologica.

 

Quando si coltivano piante e ortaggi nell’orto si deve essere sempre pronti a scendere in guerra contro funghi, muffe e parassiti. Tra questi ultimi ce n’è uno che, pur essendo molto piacevole da veder svolazzare tra fiori e aiuole, può danneggiare rapidamente le nostre colture, divorando le foglie di cavoli, verze e broccoli. Stiamo parlando della Pieris brassicae, un lepidottero appartenente alla famiglia delle pieridae, comunemente conosciuto con il nome di farfalla cavolaia.

Gli esemplari adulti non provocano alcun danno alle colture, anzi si rendono persino utili perché favoriscono l’impollinazione incrociata dei fiori sui quali si posano per succhiare il nettare, mentre a preoccupare i coltivatori sono i bruchi delle farfalle, implacabili divoratori di cavoli, da cui appunto il nome.

Questo insetto, infatti, è particolarmente temuto in agricoltura perché le femmine sono solite deporre le uova proprio sulle foglie delle piante crucifere per permettere alle larve di cibarsene.

In questo articolo vi spieghiamo come combattere la cavolaia tramite metodi di lotta biologica che preservino gli equilibri naturali e la stabilità degli ecosistemi.

Come riconoscere le uova e i bruchi

Per intervenire tempestivamente ed evitare che questa farfalla bianca e nera danneggi le nostre colture, la prima cosa da fare è imparare a riconoscere l’insetto, le sue uova e i bruchi che si cibano delle foglie di cavolo.

Innanzitutto, con il nome “cavolaia” si indicano due specie distinte di lepidotteri appartenenti al gruppo delle pieridae: la cavolaia maggiore, il cui nome scientifico è Pieris brassicae, e la cavolaia minore, conosciuta anche come rapaiola o Pieris rapae.

In entrambi i casi, le farfalle adulte sono abbastanza semplici da identificare grazie alle grandi ali bianche con macchie nere che possono raggiungere i 45 millimetri di apertura alare, mentre per riconoscere le uova e i bruchi è necessario prestare più attenzione.

Sebbene le uova di farfalla cavolaia presentino una tonalità molto sgargiante, sui toni del giallo e dell’arancione, bisogna cercarle con cura tra le foglie delle piante perché vengono deposte sulla pagina fogliare inferiore, in punti ben nascosti agli occhi dei predatori.

Se le condizioni climatiche sono favorevoli, le uova si schiudono in pochissimo tempo dando vita a bruchi pelosi di colore giallo-verde, striati o puntinati di nero, e lunghi 30-40 millimetri.

Subito dopo la schiusa, le larve di cavolaia iniziano a divorare le lamine delle foglie senza intaccare le nervature e spesso scavano anche delle lunghe gallerie nel fusto vegetale che indeboliscono la pianta dall’interno, provocandone la morte.

 

Come prevenire le infestazioni

La cavolaia è un lepidottero che, nello stadio adulto e larvale, non è in grado di sopravvivere a temperature estreme, vivendo stabilmente solo con climi temperati e miti.

Da qui è facile intuire come gli attacchi dell’insetto si concentrino soprattutto durante la primavera che, oltre a rappresentare il periodo più pericoloso per le piante crucifere, è anche il momento ideale per intervenire con strategie preventive.

Innanzitutto, se si vogliono coltivare vegetali appetibili per il bruco di cavolaia (cavoli, cavolfiori, broccoli, verza, cavolini di Bruxelles, rafano, ravanelli, crescione, cappuccio e rucola) sarebbe opportuno piantare nelle vicinanze delle piante aromatiche a effetto repellente come il timo, la menta, il sedano e la salvia.

Oltre alla consociazione, un altro valido metodo per prevenire gli attacchi delle larve di farfalla cavolaia è effettuare una rotazione colturale periodica, evitando di trapiantare i cavoli e le altre brassicacee per più di un anno nello stesso punto dell’orto.

A tal proposito, per evitare che il parassita individui la fonte di cibo facilmente e decida di stanziarsi in zona, dopo un ciclo di crucifere si consiglia di coltivare negli stessi filari delle piante di pomodoro, la cui essenza è particolarmente sgradita a questo lepidottero a causa della massiccia presenza di solanina.

Se non avete molto spazio a disposizione, potete anche coltivare i pomodori vicino ai cavoli, in modo da scoraggiare la deposizione delle uova e l’attività trofica del bruco.

Durante il periodo invernale è opportuno anche eseguire una sarchiatura del terreno per scovare ed eliminare le pupe che si nascondono sotto terra per proteggersi dal freddo in attesa di trasformarsi in bruchi e farfalle durante la primavera.

Altra azione preventiva consiste nel rimuovere manualmente le uova dell’insetto prima che si schiudano. Si tratta ovviamente di un lavoro certosino che richiede un po’ di attenzione e costanza, ma è un sistema che vale la pena provare prima di ricorrere ad altri rimedi più costosi e invasivi.

 

Insetticidi e repellenti naturali

Se non siamo riusciti a eliminare le larve di cavolaia con queste misure preventive è il caso di passare a un attacco diretto per difendere i nostri ortaggi da questo vorace bruco verde e giallo.

Come abbiamo visto, una delle piante repellenti più efficaci contro l’insetto è il pomodoro, che possiamo sfruttare anche per preparare un macerato da irrorare su cavoli, broccoli e cavolfiori per tenere lontani i lepidotteri.

L’autoproduzione di questo insetticida naturale è molto semplice: basta mettere le foglie e il fusto della pianta a mollo in acqua piovana per 15-20 giorni, mescolando il composto di tanto in tanto.

Trascorso il tempo necessario, si spruzza la soluzione direttamente sugli ortaggi da proteggere, evitando le ore di pieno sole per impedire che il riverbero dei raggi solari sulle foglie umide rischi di danneggiare le piante.

Essendo un repellente naturale, meno aggressivo rispetto ai tradizionali insetticidi chimici reperibili in commercio, è importante utilizzarlo come misura preventiva o durante le fasi iniziali dell’infestazione.

Oltre al pomodoro, si può usare anche il decotto di assenzio o il tanaceto macerato, che però richiedono più costanza nell’applicazione.

Se non avete il tempo di effettuare il trattamento con una certa frequenza, una soluzione più rapida è irrorare nelle ore serali le piante crucifere con una soluzione contenente il bacillus thuringiensis, varietà kurstaki (BTK), un batterio che colpisce in maniera selettiva solo le larve di lepidottero, risultando innocuo per la maggior parte degli insetti benefici.

Un ultimo metodo per ridurre la presenza di cavolaie nel proprio spazio verde consiste nel catturare gli insetti adulti piazzando delle biotrappole in punti strategici dell’orto.

Questo sistema permette di tenere sotto controllo molti insetti dannosi, quindi a seconda dell’esca alimentare inserita nella trappola si potranno contrastare diverse tipologie di lepidotteri e parassiti, senza danneggiare gli insetti amici.

 

 

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1 COMENTARIOS

Ettore

January 23, 2022 at 11:33 am

Pieno di cose interessanti , molto utile

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